Redazione

“Lo dirò senza mezzi termini: considero vergognosa la decisione del gip di Milano di non convalidare l’arresto di Youssef Siher, accusato di essere il gestore della pagina Telegram ‘Movimento 17 ottobre’: così la presidente del Consiglio in un video pubblicato sui social poco dopo la decisione della gip di Milano. La pagina suddetta, tuttavia, era stata creata alle ore 19,59 del 18 ottobre, cioè quando gli incidenti di Milano si erano già verificati ed erano di fatto terminati.

La presidente del Consiglio ha dunque definito “vergognosa” la decisione della gip di Milano di non convalidare il fermo disposto per Youssef Siher e di non applicare misure cautelari a suo carico .

Sulla dichiarazione della presidente del Consiglio è intervenuta la Giunta esecutiva centrale dell’Associazione nazionale magistrati, in un comunicato del, 28 ottobre.  “La nostra piena solidarietà alla gip di Milano, oggetto di un attacco scomposto da parte della Presidente del Consiglio dei ministri. Le decisioni dei magistrati si possono contestare nel merito e impugnare all’interno dei procedimenti. La delegittimazione dei colleghi, persino da chi ricopre le più alte cariche istituzionali, è invece un ormai consueto esercizio di intimidazione che non dovrebbe appartenere a uno Stato di diritto. Un esercizio insopportabile”. “Autonomia e indipendenza della magistratura sono due capisaldi della democrazia, in cui i magistrati non possono essere il nemico da additare in ogni circostanza all’interno del dibattito pubblico. Questo comportamento arreca un danno alla credibilità delle istituzioni”, conclude l’Associazione.

Sulla questione si è pronunciato anche il presidente del Tribunale di Milano, con un comunicato firmato insieme alla presidente della sezione Gip. “Le dichiarazioni di alcuni esponenti politici di rilievo, ricoprenti anche cariche istituzionali, rilasciate all’esito della decisione della giudice sono irricevibili ed evidenziano una scarsa conoscenza – reale o mascherata – degli istituti giuridici di uno Stato di diritto”, scrivono i due magistrati. “La responsabile libertà di giudizio”, sottolineano, “non può risentire di aspettative politiche o di suggestioni estranee al procedimento. La decisione può essere criticata ed impugnata con i mezzi previsti dall’ordinamento, ma gli attacchi alla persona a cui compete di giudicare in un contesto sociale obiettivamente complesso devono essere respinti. La vergogna riguarda altre categorie della vita sociale, non il responsabile e difficile esercizio della giurisdizione”, concludono i due magistrati