Cosa prevede lo “Stabilicum”

Il 16 luglio 2026 la Camera dei Deputati ha approvato la riforma della legge elettorale, nota anche come “Stabilicum”, con 217 voti favorevoli, 152 contrari e 2 astenuti. Il voto, espresso con scrutinio segreto, ha visto momenti di forte tensione in Aula, con le opposizioni che hanno esposto cartelli di protesta e contestato duramente il provvedimento. Il testo è passato all’esame del Senato, dove potrà subire ulteriori modifiche prima dell’approvazione definitiva, attesa non prima di ottobre.

Il meccanismo del premio di maggioranza

Il cuore della riforma resta il sistema proporzionale corretto da un premio di governabilità. La coalizione o la lista che ottiene almeno il 42% dei voti validi su base nazionale riceve un premio di 70 seggi aggiuntivi alla Camera e 35 al Senato, fino a un tetto massimo di 220 deputati e 113 senatori complessivi, esclusi gli eletti nella circoscrizione Estero. Il premio scatta soltanto se la stessa forza politica risulta prima sia alla Camera sia al Senato: in caso di esiti divergenti tra i due rami del Parlamento, oppure se nessuna coalizione raggiunge la soglia del 42%, si applica un proporzionale puro, senza alcun correttivo maggioritario. Non è previsto alcun ballottaggio.

Liste bloccate e listini circoscrizionali

Una delle caratteristiche più discusse della nuova legge elettorale riguarda le modalità di voto. Gli elettori non potranno esprimere preferenze nominative: il sistema prevede liste bloccate nei collegi plurinominali, mentre il premio di maggioranza viene distribuito attraverso listini circoscrizionali con i nomi dei candidati stampati direttamente sulla scheda. Un candidato inserito nel listino dovrà comunque essere presente anche in almeno un collegio plurinominale della stessa circoscrizione. Un tentativo di introdurre le preferenze, attraverso un emendamento a firma di Fratelli d’Italia che prevedeva il capolista bloccato e fino a tre preferenze con alternanza di genere, è stato respinto in Aula per un solo voto, con 187 favorevoli e 188 contrari, in uno scrutinio segreto che ha coinvolto anche deputati della stessa maggioranza.

Soglie di sbarramento e il meccanismo del ripescaggio

Restano confermate le soglie di sbarramento già previste dal sistema elettorale in vigore, il Rosatellum: il 10% per le coalizioni e il 3% per le singole liste. La novità introdotta dallo Stabilicum è il cosiddetto ripescaggio: all’interno di ogni coalizione, la prima lista che si trova sotto la soglia del 3% ottiene comunque seggi e partecipa al riparto proporzionale, come “miglior perdente”. Un emendamento approvato in Aula ha inoltre stabilito che i voti espressi a favore delle liste coalizzate che non superano la soglia del 3%, e che non risultano la lista del miglior perdente, non concorrano alla determinazione della cifra elettorale nazionale ai fini del calcolo del premio, con l’obiettivo dichiarato di scoraggiare la proliferazione di micro-liste.

Il voto dei fuorisede e le regioni a statuto speciale

Con un emendamento approvato all’unanimità, la riforma introduce il voto per i cosiddetti fuorisede. Presso l’ufficio elettorale di ciascun Comune verrà istituito un elenco degli elettori temporaneamente domiciliati altrove, che potranno votare nel Comune di residenza temporanea per le elezioni di Camera e Senato, per le elezioni europee e per i referendum. Potranno chiedere l’iscrizione a questo elenco, entro il 31 dicembre di ogni anno, gli elettori che per motivi di studio o lavoro risiedono temporaneamente in un Comune situato in una regione diversa da quella di iscrizione elettorale, a condizione che la permanenza prevista sia di almeno nove mesi. Un’altra novità riguarda le regioni a statuto speciale: i voti raccolti in Trentino-Alto Adige e Valle d’Aosta entreranno nel calcolo della cifra elettorale nazionale utile per l’assegnazione del premio di maggioranza, e le liste locali potranno collegarsi a una forza politica nazionale.

L’indicazione del candidato premier e l’accesso al voto

La legge prevede inoltre che le coalizioni indichino, al momento del deposito del contrassegno elettorale, il nome del candidato alla presidenza del Consiglio. Il nome non comparirà sulla scheda, ma assume un valore politico e comunicativo rilevante, rafforzando la personalizzazione della competizione elettorale. Sul fronte dell’accesso alla competizione, lo Stabilicum esenta dalla raccolta delle firme i partiti che avevano già un gruppo parlamentare in almeno una delle due Camere entro il 31 dicembre 2025, una previsione che favorisce le forze già presenti in Parlamento rispetto ai movimenti di più recente formazione.

Le reazioni politiche e i rilievi di costituzionalità

Il provvedimento ha diviso nettamente maggioranza e opposizione. Le forze di centrodestra hanno rivendicato l’obiettivo di garantire stabilità di governo e chiarezza agli elettori, richiamando il precedente storico del sistema bipolare. Le opposizioni, dal Partito Democratico al Movimento 5 Stelle, da Alleanza Verdi e Sinistra ad Azione, hanno invece contestato duramente la riforma, definendola in più occasioni una legge che concentra il potere decisionale nelle segreterie di partito a scapito della scelta diretta degli elettori, e sollevando dubbi sulla sua compatibilità con i principi costituzionali. Alcuni giuristi e associazioni hanno inoltre annunciato l’intenzione di presentare ricorsi nei tribunali per sollecitare un rinvio della questione alla Corte Costituzionale, un percorso già seguito in passato per altre leggi elettorali. Va segnalato che il dibattito politico sulla riforma resta acceso e che il testo, passando ora al Senato, potrà ancora essere modificato prima di diventare legge.

Cosa aspettarsi nei prossimi mesi

Con il passaggio del testo al Senato, l’iter legislativo non è concluso. Il Senato dovrà esaminare il provvedimento in commissione e poi in Aula, con la possibilità concreta di introdurre emendamenti anche su punti qualificanti come il tema delle preferenze, rimasto uno dei nodi più controversi durante l’esame alla Camera. Per i cittadini è utile seguire con attenzione questi sviluppi, perché le regole con cui si vota incidono direttamente sulla rappresentanza parlamentare e sui meccanismi con cui si formano le maggioranze di governo.

[Fonte: A.E.C.I., Associazione di Difesa dei Consumatori (https://www.euroconsumatori.eu)]