

La foto del Congresso di Solvay (1927): Lo scatto di gruppo più celebre della storia della scienza, realizzato a Bruxelles durante la V Conferenza di Solvay, in cui Marie Curie è l’unica donna presente tra 29 grandi fisici e chimici dell’epoca (tra cui Albert Einstein, Paul Dirac, Paul Langevin, Max Planck,Erwin Schrodinger (Photo by SSPL/Getty Images).
Maria Salomea Skłodowska-Curie nacque a Varsavia il 7 novembre 1867.
Figlia di un professore di scuola superiore, ricevette una formazione generale nelle scuole locali e un’educazione scientifica da suo padre. Venne coinvolta in un’organizzazione rivoluzionaria studentesca e ritenne prudente lasciare Varsavia, che allora si trovava sotto il dominio russo, per recarsi a Cracovia, appartenente all’Impero austriaco.
Nel 1891 si trasferì a Parigi per continuare i suoi studi alla Sorbonne, dove si laureò in fisica e in scienze matematiche.
Nel 1894 a Parigi incontrò Pierre Curie, professore della facoltà di fisica, e l’anno seguente lo sposò. Succedette a suo marito nella direzione del laboratorio di fisica alla Sorbonne, ottenne il dottorato in scienze nel 1903 e, dopo la tragica morte di Pierre Curie nel 1906, prese il suo posto come professore di fisica generale alla facoltà di scienze.
Fu la prima donna a ricoprire questa posizione.
Fu anche nominata direttrice del laboratorio “Curie” nell’ “Institut du radium” dell’Università di Parigi, fondato nel 1914.
Le sue prime ricerche, insieme al marito, furono spesso effettuate in condizioni difficili: le attrezzature di laboratorio erano scarse ed entrambi dovettero dedicarsi all’insegnamento per guadagnarsi da vivere.
La scoperta della radioattività da parte di Henri Bequerel nel 1896 ispirò ai Curie le loro brillanti ricerche e le analisi che portarono all’isolamento del radio e del polonio, elemento così chiamato in onore dal Paese in cui Marie era nata.
Madame Curie sviluppò i metodi per la separazione del radio da residui radioattivi in quantità sufficienti da permettere attenti studi sulle sue proprietà, in particolare terapeutiche. Marie Curie promosse infatti l’uso del radio per le cure mediche durante la Prima Guerra Mondiale e si dedicò personalmente a questo lavoro insieme a sua figlia Irene.
Le furono conferite molte lauree ad honorem in scienze, medicina e giurisprudenza e divenne membro onorario delle società scientifiche di tutto il mondo.
Ottenne insieme al marito il Premio Nobel per la fisica nel 1903, per gli studi sulla radioattività naturale scoperta da Bequerel, con il quale i Curie condivisero il Premio.
Nle 1903 ricevette insieme al marito la “Davy Medal of the Royal Society”.
Nel 1911 le fu conferito un secondo Premio Nobel, questa volta per la chimica, come riconoscimento per le sue ricerche sulla radioattività. Maria Curie è stata la prima, tra cinque vincitori, ad aver ricevuto due premi Nobel nonché la sola ad aver vinto il Premio in due distinti campi scientifici.
Durante la Prima guerra mondiale si occupò, come radiologa, dei soldati feriti. Pagò a caro prezzo i lunghi studi sulle radiazioni, contraendo una grave forma di anemia aplastica.
Nel 1921 il Presidente degli Stati Uniti Harding, a nome delle donne d’America, le donò un grammo di radio in riconoscimento del suo servizio alla scienza. Nel 1929 il Presidente degli Stati Uniti Hoover le concesse una donazione per l’acquisto di radio da utilizzare nel laboratorio di Varsavia.
Fu membro del “Conseil de Physique Solvay” dal 1911 fino alla morte e dal 1922 anche del “Comitato di Cooperazione Intellettuale” della “Società delle Nazioni”.
Mantenne l’entusiasmo per la scienza tutta la vita e si adoperò per fondare un laboratorio di radioattività nella sua città natale.
Il suo lavoro fu documentato in numerosi articoli scientifici e pubblicazioni quali “Recherches sur les Substances Radioactives” (“Ricerca sulle sostanze radioattive”) (1904), “L’isotopie et les Éléments Isotopes” (“L’isotopia e gli elementi isotopi”) e il classico “Traité de Radioactivité” (“Trattato sulla radioattività”) (1910).
Morì a Passy il 4 luglio 1934, per aver contratto un’anemia aplastica, dovuta alla lunga e prolungata esposizione alle radiazioni ionizzanti durante i suoi studi e le sue ricerche sulla radioattività. All’epoca non erano ancora noti i gravi rischi legati al contatto con elementi come il radio e il polonio.
Nel 1995 le sue spoglie, insieme a quelle del marito Pierre, sono state trasferite al Pantheon di Parigi.
A Maria-Skłodowska è stato dedicato un altro minerale di uranio: la sklodowskite oltre all’unità di misura della radioattività: il curie.
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